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Storia di Lecce
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Contents

Note

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Origini mitologiche

La leggenda tramanda che già prima della mwbwguerra di Troia esistesse una città fondata da mwcaMalennio, 1211 anni prima della nascita di mwcqCristo. Dopo la distruzione di mwcgTroia, fu occupata da mwcwLictio Idomeneo che, oltre a darle il nome, ne introdusse la cultura greca.

Dalla preistoria ai Messapi

Gli studi e le ricerche effettuate negli ultimi anni, hanno rivelato che il mwdwSalento era abitato già nel mweaPaleolitico mediocite-ref-1[1].

Le più antiche testimonianze del primo nucleo abitativo di Lecce si riferiscono a nuclei di capanne della prima fase dell'mwggetà del ferro (VIII-VI secolo a.C.), individuati in occasione di scavi per la messa in opera di impianti elettrici e di canalizzazione. La trasformazione di questo primo insediamento in un abitato di tipo urbano, di cui si ignora il nome antico, avviene nel corso degli ultimi decenni del IV secolo a.C., momento in cui alcuni abitati vicini, come mwgwCavallino e mwhaRudiae, cessano di vivere o manifestano un periodo di decadenza. La città si dota di potenti mura difensive, lunghe 3mwhq km e spesse 5 metri; la cinta muraria, della quale sono stati individuati alcuni tratti presso mwhgPorta Napoli, via Adua, Viale Lo Re e via Manifattura Tabacchi, è realizzata in grandi blocchi di calcare locale posti in opera di testa e racchiude un'area di circa 50 ettari.
Pur in assenza di elementi sicuri, la documentazione che proviene da altri centri del Salento suggerisce anche per Lecce l'immagine di un paesaggio urbano caratterizzato da un tessuto abitativo discontinuo, servito da assi viari non rettilinei e alternati con spazi agricoli, luoghi di culto e mwianecropoli.

Le necropoli, come d'uso comune nella mwigMessapia, si estendevano sia all'esterno che all'interno delle mura, alternandosi ai nuclei di abitazioni. Le tombe sono scavate nella roccia e si presentano come fosse rettangolari o come ampie camere ipogee la cui decorazione testimonia l'elevato rango sociale delle famiglie dei defunti. Delle poche tombe a camera rinvenute nell'area del centro storico si menzionano l'mwiwIpogeo Palmieri, nel giardino di Palazzo Guarini, e quella nei sotterranei della mwjaBanca d'Italia.

Il periodo romano

La fine della mwlaGuerra Sociale e l'estensione della cittadinanza romana a gran parte dell'mwlqItalia (89 a.C.) provocano l'inserimento della Messapia nel territorio romano e innescano una serie di trasformazioni economiche ed urbanistiche che causeranno la perdita della forma urbana da parte di molti centri, pur all'interno di una sostanziale continuità di vita. Dopo la conquista romana nel III secolo a.C., la città latinizzò il suo nome in mwlgLupiae e dopo l'89 a.C. passò da mwlwstatio militum a mwmamwmqmunicipium (con l’iscrizione dei nuovi cittadini alla tribù mwmgmwmwCamilia) retto da mwnamwnqQuattuorviri con potestà giusdicente. L'applicazione delle leggi municipali, ed in particolare il divieto di seppellire all'interno dell'abitato, impone infatti l'abbandono delle aree funerarie poste all'interno delle mura, permette una continuità d'uso di quelle esterne e causa la formazione di nuove necropoli. Successivamente ottenne la promozione a mwngmwnwcolonia guidata da mwoamwoqduumviri.
Un breve soggiorno di mwowOttaviano a Lecce e la verificata possibilità da parte del futuro imperatore di poter contare sull'amicizia e sulla fedeltà di esponenti dell'aristocrazia messapica locale hanno rappresentato verosimilmente le premesse per un’ulteriore e più profonda trasformazione, motivata dalla decisione da parte di mwpaAugusto di assegnare a Lupiae un ruolo eminente rispetto alle altre città messapiche, all'interno di un più ampio progetto di riorganizzazione territoriale della mwpqpenisola salentina. Negli ultimi anni del I secolo a.C. Lupiae viene infatti interessata da alcuni interventi costruttivi di vasta portata, tutti concentrati in uno stesso settore e chiaramente finalizzati a trasformare l'abitato messapico in una mwpgcittà romana: in una stretta successione topografica sono costruiti l'mwpwanfiteatro, il mwqateatro e un tempio, forse dedicato ad mwqqApollo.

Accanto all'assunzione di aspetti tipici dell'urbanistica romana Lupiae continua a conservare e utilizzare strutture dell'abitato messapico. Queste ultime sono rappresentate dalla cinta muraria con le porte, dalle necropoli e, molto probabilmente, dal tessuto stradale interno. Alcuni studiosi hanno proposto di attribuire a Lupiae un impianto urbanistico ortogonale, simile a quelli solitamente ricorrenti nelle città romane di nuova fondazione. L'asse portante dell'impianto sarebbe costituito dal tratto urbano della via Appia Traiana, identificato con il tracciato che oggi si sviluppa da Porta Napoli attraverso via Palmieri e vico dei Sotterranei. Ricerche archeologiche recenti, tuttavia, hanno tolto validità agli elementi che davano sostegno alla precedente ipotesi: Porta Napoli è risultata essere una creazione posteriore all'età messapica e romana; il tracciato di vico dei Sotterranei è occupato da una serie di mosaici pavimentali attribuibili a una ricca mwqwdomus del V secolo Inoltre il rinvenimento di un tratto di strada basolata di età imperiale, il cui tracciato nordest-sudovest non si inserisce nella maglia ortogonale proposta, fanno decadere l'ipotesi.

Nel corso dell'mwrqetà imperiale, e in particolar modo nel II secolo, sono sempre più numerosi gli interventi finalizzati ad arricchire l'arredo urbano (teatro, anfiteatro, terme) e Lupiae si qualifica con sempre maggiore evidenza come il centro urbano più importante del Salento, accanto alla colonia latina di mwrgBrindisi. mwrwTraiano inserisce Lupiae nell'ultimo tratto della mwsaVia Traiana (mwsqVia Traiana Calabra) che conduce da Brindisi a mwsgOtranto, nuovo porto di collegamento con l'oriente. L'imperatore mwswAdriano la dotò anche di un porto nella vicina rada di mwtaSan Cataldo. All'imperatore mwtqMarco Aurelio Antonino (161-180) di origini salentine, egli infatti si riteneva discendente di mwtgMalennio, si deve il benessere economico e l'ampliamento della città. Questo ruolo sembra perdurare fino al V-VI secolo quando anche a Lupiae, come in tutto il mondo antico, si assiste alla ridefinizione funzionale del centro urbano, in parte legata alla diffusione del mwtwCristianesimo con conseguente moltiplicazione degli edifici di culto.

Il Medioevo

Con la caduta dell'impero romano d'occidente, la città conobbe un lento declino, causato dalle varie dominazioni. Dopo prima dominazione ostrogota, fu coinvolta nella guerra tra goti e bizantini. Fu saccheggiata da mwuwTotila, mwvare ostrogoto, nel 542 e nel 549 e passò sotto il dominio dell'mwvqImpero Romano d'Oriente per cinque secoli. Successivamente si avvicendarono i mwvgSaraceni, i mwvwLongobardi, gli mwwaUngari e gli mwwqSlavi.

Fu la mwzqconquista normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo del mwzgSalento. Infatti, a partire da mwzwGoffredo d'Altavilla (1053) i conti mwaanormanni vi tennero corte e qui nacque l'ultimo re normanno, mwaqTancredi di Lecce, che ottenne il titolo di conte di Lecce dal 1149 al 1194, con un intervallo dal 1154 al 1169 in cui fu in esilio a Costantinopoli. Tancredi, figlio naturale di mwagRuggero III di Puglia (1118-1148) e di Emma figlia di Accardo II, conte di Lecce, sarebbe poi divenuto re di Sicilia. Dalla figlia di Tancredi, Elvira Maria Albina sposata con mwawGualtieri III di Brienne, la mwbacontea di Lecce passò a questa famiglia e nel 1384 a mwbqMaria d'Enghien (erede delle famiglie d'Enghien e Brienne), in quanto figlia di Giovanni d'Enghien e nipote di Isabella di Brienne. Col matrimonio di lei con mwbgRaimondo Orsini Del Balzo, conte di mwbwSoleto e dal 1393 al 1406 principe di mwcaTaranto, tutto il mwcqSalento (attuali provincie di Lecce, Brindisi e Taranto) fu unificato in uno dei feudi più grandi e importanti d'Italia. A lei si deve il riordino delle attività economiche e amministrative della città di Lecce, con l'emanazione il 14 luglio 1445 degli mwcgStatuta et capitula florentissimae civitatis Litii.
Alla morte di Maria d'Enghien (1446) la contea di mwdaLecce passò al figlio mwdqGiovanni Antonio Orsini Del Balzo, che intanto aveva ereditato nel 1420 il mwdgPrincipato di Taranto, per poi confluire dopo il 1463 nel mwdwRegno di Napoli. Infatti alla morte di mweaGiovanni Antonio Orsini, mweqconte di Lecce, il re Ferrante in persona, come marito di una sua nipote, si nominò erede delle ricchezze dell'Orsini. Per questo motivo, il re giunse nel Salento e come il Viterbo ci fa sapere: "...re Ferdinando venio di Taranto, passò ad Nerito e Gallipoli, et de Gallipoli andò ad Otranto, visitando le fortalizi, et omne loco dello Principe, et alle 11 dicto (dicembre) entrao ad Lezze, et pe omne loco fu receputo sotto pallio de broccato d'oro et carmosino, et se mostrao le omne benigno et gratiuso".

Dagli Aragonesi all'Unità d'Italia

Aragonesi

Morto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo nel 1463, mwfgFerrante d'Aragona, poiché la città era diventata demaniale, concede a Lecce e ai suoi cittadini una serie di benefici: diviene centro tra i più importanti con uffici pubblici e giudiziari che avevano giurisdizione sulla mwfwTerra d'Otranto e su mwgaMatera. A seguito della mwgqcongiura dei Baroni nel 1486-1487 vengono eliminati tutti i grandi feudatari del Regno e le varie contee assegnate ad alleati degli mwggAragonesi con esclusione di mwgwLecce, mwhaBrindisi, mwhqTaranto, mwhgOtranto e mwhwGallipoli che dipendono direttamente dalla corona tramite un governatore.

A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: Lecce in particolare ospitava tra le sue mura influenti comunità di mercanti mwjwVeneziani, mwkaGenovesi, mwkqRagusei, ecc. I Veneziani crearono a Lecce e nella contea una loro colonia ed una loro mwkgChiesa presso la piazza del Mercato (attuale Sant'Oronzo), dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci. Fin dal 1543, la colonia veneziana era così prospera che innalzò, sulla sua chiesa leccese, il leone di San Marco. I Veneziani costruirono anche i loro palazzi signorili; tra tutti, si ricorda mwkwIl Sedile (1592).

In seguito alle incursioni turche nel Salento, Lecce fu fortificata da mwlqCarlo V con un grandioso mwlgCastello e con una possente cinta bastionata. Sempre nel Cinquecento si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Iniziò così una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che fece di Lecce uno dei centri più significativi del mwlwbaroccocite-ref-2[2]. In epoca spagnola la città - elevata da mwnaCarlo V al rango di capoluogo dell'intera mwnqPuglia - si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose che i privati, il clero e le congregazioni ecclesiastiche permisero di erigere, in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.

Agli inizi del XVII secolo, la situazione economica, nonché l'attività agricola nelle mani della mwnwnobiltà e del mwoaclero, determinarono una grave crisi che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. In concomitanza con i mwoqmoti di Napoli, il Re mwogFilippo IV pretese l'arruolamento dei giovani di circa 18 anni. La città insorse con l'aiuto di nobili filoangioini ma la rivolta fu soffocata nel sangue con l'intervento militare del Duca di mwowConversano e mwpaNardò, mwpqGiangirolamo Acquaviva che approfittando dell'occasione fece eliminare molti avversari politici e numerosi sacerdoti.

Una tremenda mwpwepidemia di mwqapeste funestò il Regno di Napoli nel 1656. Le vittime furono migliaia ovunque, ma la provincia di Terra d'Otranto fu miracolosamente risparmiata. La popolazione attribuì lo scampato pericolo all'mwqqintercessione di mwqgSant'Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono di Lecce e della provincia.

Borboni e Unità d'Italia

La dominazione mwrqborbonica iniziò nel 1734 con il re mwrgCarlo III che passò presto al trono di Spagna e successivamente con mwrwFerdinando IV. Con i Borboni si ebbe un periodo di crescita economica, si apportarono modifiche alla struttura amministrativa, si limitarono i privilegi e le immunità al clero e furono requisiti i ricchi patrimoni dei mwsaGesuiti, espulsi nel 1767.

Nel 1799, dopo aver aderito per due giorni soltanto alla mwsgRepubblica napoletana, ritorna alla fedeltà di Ferdinando IV. Qualche anno dopo, nel 1806, con la conquista del mwswRegno delle Due Sicilie da parte di mwtaGiuseppe Bonaparte, vennero attuate una serie di riforme che videro la soppressione degli ordini religiosi e la conversione dei numerosi conventi in locali destinati ad ospitare uffici pubblici. A Lecce il mwtqconvento dei Celestini fu destinato all'mwtgIntendenza, il mwtwCollegio dei padri Gesuiti fu trasformato in sede degli uffici giudiziari e il mwuaMonastero dei Teatini fu utilizzato dapprima come caserma, poi come scuola e infine come sede di uffici municipali.

Una ventata d'aria nuova fu portata da mwugGioacchino Murat cognato di mwuwNapoleone ed il rilancio dell'economia avvenne principalmente durante il mwvaperiodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l'abolizione del mwvqfeudalesimo, la ristrutturazione dei mwvglatifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. L'abolizione della feudalità non significò la fine della nobiltà, che continuò a spadroneggiare per buona parte del mwvwsecolo XIX, anche dopo la mwwaspedizione dei Mille e l'mwwqUnità d'Italia.

Con la mwwwRestaurazione e il ritorno dei Borboni, prese piede il fenomeno del mwxabrigantaggio. Il diffondersi delle idee mwxqrisorgimentali si tradusse nella costituzione di diverse società segrete come la mwxgCarboneria.

Quando nel 1860 il re mwyaFrancesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto mwyqgaribaldino, il Salento fu annesso al mwygregno d'Italia e con la legge del 20 marzo 1865 ottenne autonomia amministrativa con la creazione della mwywprovincia di Lecce, che ricalcava i confini dell'antica mwzaTerra d'Otranto.

Novecento

Con l'avvento del mwzwFascismo, furono istituite le due nuove province, la mw0aprovincia di Taranto con decreto del 2 settembre 1923 n.1911, e quella di mw0qBrindisi con la legge 22 dicembre 1927, ma l'egemonia amministrativa e culturale di Lecce continuò però a esercitarsi grazie alla presenza in città dell'unica sede del mw0gTribunale e dell'unica mw0wUniversità del territorio.

Note

cite-note-11. Periodo risalente a circa 80.000 anni fa.
cite-note-22. Il Barocco leccese si sviluppò pienamente tra XVII e XVIII secolo, nel periodo in cui i vescovi fanno di Lecce una città-reggia, sul modello della Roma dei Papi.

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